Di Silvia, autodeterminazione e meschini paternalismi.

Qual è il volto del prigioniero perfetto? Quello che a vederlo ci sentiamo rassicurati, che anni di narrazione stereotipata ci dipingono come accettabile per riconoscere un ostaggio. Contrito, malnutrito, picchiato, traumatizzato. Riconoscente. Anche un po’ colpevole. Non è certo il volto di una ragazza sorridente, apparentemente in normale forma fisica, che indossa uno Jilbab verde chiaro dicendo di portarlo volontariamente.

L’arrivo in Italia di Silvia Romano, cooperante di 25 anni, rapita in Kenya 18 mesi fa mentre prestava servizio per una ONG, ha scatenato l’ennesimo teatrino di paternalismo e pregiudizio al quale siamo fin troppo abituate, in quanto donne.

C’è chi grida all’oltraggio, chi propone di arrestarla per “concorso esterno in associazione terroristica”, chi decide di avere di fronte una pericolosa fondamentalista, chi addirittura la definisce “ingrata”. Perché Silvia, già incolpata di essere stata rapita e di costare così tempo e denaro da parte delle nostre istituzioni, per mostrarsi grata deve necessariamente indossare la maschera della prigioniera perfetta in modo che l’utente medio affondato sulla sua poltrona all’ora di cena possa accogliere a braccia aperte la povera “cappuccetto rosso” e perdonarla per le sue “smanie di altruismo”.

D’altronde, la triste vicenda di Silvia è stata sin dall’inizio oggetto di critiche più o meno velate, ma dal cattivo olezzo patriarcale. Non si parla soltanto del gretto e ignorante elettore medio di Salvini, che, seppur non giustificabile, accumula su di sé tutta una serie di caratteristiche che lo rendono il primo indiziato in un processo per misoginia e razzismo. Qui si parla anche dei cittadini al di sopra di ogni sospetto, di chi, riempiendosi la bocca con parole ricercate e perbeniste ha svelato un paternalismo feroce, anche se mascherato, nei confronti della giovane donna. Nel suo articolo del 22 Novembre 2018 per il Corriere della Sera, Massimo Gramellini, con i toni morigerati che gli appartengono, si rivolge alla “povera, gracile, docile ed entusiasta Silvia” come se stesse parlando di una ragazzina smaniosa di altruismo, inesperta e per questo perdonabile, trattando il suo lavoro e l’impegno nell’ambito umanitario come un capriccio dettato dalla gioventù.

 

E ancora oggi, dopo 536 giorni di prigionia, l’attenzione mediatica non si concentra sullo stato di salute della ragazza, su cosa le sia successo prima in Kenya e poi in Somalia, sulla gioia di due genitori che finalmente hanno potuto riabbracciare una figlia dopo così tanta pena. Quello che conta oggi, non è che abbia rimesso piede in Italia una ragazza libera, che libera è sempre stata sin da quando ha deciso di partire per il suo viaggio in Africa, ma che questa ragazza sia vestita come i “tagliagole islamici”, che forse sia incinta, che stia ridendo. E anche quando lei stessa dichiara di essersi volontariamente convertita all’Islam, decidiamo che debba essere frutto di un lavaggio del cervello, che è stata costretta, parliamo un’altra volta per lei, calpestiamo un’altra volta la sua autodeterminazione. La chiamiamo di nuovo “cappuccetto rosso”, sminuendola una volta di più.

 

È ancora troppo presto per sapere cosa sia successo realmente a Silvia, o Aisha come ha scelto di chiamarsi, nei suoi 18 mesi di prigionia. Forse non lo sapremo mai, se lei deciderà di preservare la sua storia e non darla in pasto a chi poi le dirà ancora una volta quello che deve o non deve fare una donna. Una cosa però è certa: abbiamo sprecato un’altra buona occasione per tacere.

Di seguito una carrellata di illuminati stralci di giornali e commenti sui social, messi insieme dall’Espresso.

Preparate il Maalox…

Arrestatela!

“Se mafia e terrorismo sono analoghi, e rappresentano la guerra allo Stato, e se Silvia Romano è radicalmente convertita all’Islam, va arrestata per concorso esterno in associazione terroristica. O si pente o è complice dei terroristi”. 

(Vittorio Sgarbi, parlamentare del gruppo Misto, su Facebook – 10 maggio)

 

All’islamica

“Certo, vedere scendere Silvia Romano dal volo di Stato italiano vestita all’islamica… ehm… sentire poi che è sempre stata trattata bene e che durante la prigionia si è pure convertita all’Islam…”

(Matteo Salvini durante la tradizionale live notturna su Instagram – 11 maggio)

 

L’ingrata

“Schiaffo all’Italia: islamica e felice, Silvia l’ingrata”

“Abbiamo pagato 4 milioni per salvarla, ma la volontaria è tornata con la divisa del nemico jihadista”

(Il Giornale, prima pagina)

In abiti nazisti

“È come se un internato in un campo di concentramento tedesco fosse tornato a casa, ricevuto con tutti gli onori dal suo presidente del Consiglio, indossando orgogliosamente la divisa dell’esercito nazista”

(Il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, in prima pagina – 11 maggio)

 

“Abbiamo liberato un’islamica”

“La giovane tenera con i terroristi di Allah. Imam entusiasti: ‘Ti aspettiamo’. Felice pure il suo parroco”

(Libero apre così in prima pagina – 11 maggio)

 

Convertita a Maometto

“Conte e Di Maio fanno uno spot e un dono ai terroristi islamici”

“Il rientro di Silvia-Aisha Romano, rapita e convertita a Maometto, diventa un autogol. Le immagini della donna liberata (a suon di milioni) e accolta con tutti gli onori fanno il giro del mondo. Proprio come voleva Al Shabaab”

(La Verità, prima pagina – 11 maggio)

 

“Eroina” tra virgolette

“Stufi di pagare le avventure delle ‘eroine’ del pacifismo”

“Chiunque è libero di rovinarsi la vita come meglio crede. Padronissima dunque Silvia Romano di andare a fare la crocerossina che aiuta i diseredati in un buco sperduto dell’Africa, ma (…)”

(Maurizio Belpietro, direttore de La Verità, in prima pagina – 11 maggio)

 

Togliti quello stupido cencio sulla testa…

“Sono contentissima per la liberazione, ora spero che si sbarazzi di quello che Oriana Fallaci chiamava ‘stupido cencio medievale’ (jilbab, ndr), per tornare una donna libera a tutti gli effetti”

(Daniela Santanchè, parlamentare Fdi, su Instagram – 10 maggio)

 

Caio Giulio Cesare Mussolini

“4 milioni e passa regalati ad Al Shabaab ‘grazie’ alla follia di una ONG italiana. Adesso anche basta”

(Il tweet del pronipote del Duce ed esponente di Fratelli d’Italia – 10 maggio)

 

Sconto-Islam

“Per Greta-Vanessa pagammo 11 milioni, per la Sgrena 5 milioni e la vita di Calipari (gli americani non amano chi paga i riscatti agli estortori islamisti, gli USA non pagano mai ma la fanno pagare), per Silvia sconto-Islam a 4 milioni. Più la Libia a Erdogan. Colpaccio di Di Maio”

(Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia, su Twitter – 10 maggio)

 

Feltri e gli amici terroristi

“Pagare il riscatto per Silvia significa finanziare i terroristi islamici. Che sono amici della ragazza diventata musulmana. Bella operazione”

(Vittorio Feltri, direttore di Libero, su Twitter – 10 maggio)

 

Il lavaggio del cervello

“(…) Cari amici, non potremmo non gioire per il ritorno in Patria di una nostra connazionale (…) ma dovremmo gioire del fatto che Silvia Romano ha subito un lavaggio di cervello che l’ha persuasa a convertirsi all’islam, che sia stata costretta a sposare un terrorista islamico suo carceriere, che ora porti in grembo il figlio di un terrorista islamico? (…)”

(Magdi Cristiano Allam, giornalista, saggista, ex eurodeputato, su Facebook – 10 maggio)

 

Scusi, lei è convertita?

“Bentornata Silvia. Ma è tornata convertita da musulmana. Nulla in contrario. Ma quando è partita mi sembra che non lo fosse. Quindi convertita durante la prigionia. Vorremmo saperne qualcosa di più. Oltre a conoscere le modalità della liberazione e del suo costo. Mi sembra il minimo”

(Paolo Romani, senatore di Forza Italia – 10 maggio)

 

Quella sua maglietta fina

“Fa effetto, anch’io ci sono rimasto a vederla scendere vestita così, Silvia Romano: la ricordavamo tutti in un altro modo, sorridente, i jeans, le camicette. Oggi la vediamo scendere coperta, ha rifiutato di cambiarsi, ha voluto mantenere questo abito, ed è scoppiata la polemica”

(Massimo Giletti, conduttore di Non è l’Arena, La7 – 10 maggio)

 

Diccelo se sei fondamentalista

“Speriamo che Silvia segua la religione islamica della grande moschea di Roma, e non quella di viale Jenner a Milano, quella dei fondamentalisti. Perché se Silvia fosse una fondamentalista, la criticherei come tutti i fondamentalisti di ogni parte del mondo”;

 

“Silvia Romano ci deve dire se ha scelto liberamente o no… ce lo dica! Perché forse ci è costata 4 milioni!”

(Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, a Non è l’Arena, su La7 – 10 maggio)

 

Il tam tam

“Silvia Romano, tam tam su internet, il dettaglio che non è passato inosservato: ‘È incinta?’. Le rotondità sospette e quelle carezze sulla pancia”

(Liberoquotidiano.it – 10 maggio)

 

“Liberata Silvia Romano. Quanto hanno pagato?”

“L’ombra di un riscatto versato dagli 007 a un gruppo vicino ad Al Qaeda. Ma con i soldi pubblici non si finanzia la jihad…”

 

“(…) tra qualche tempo, magari, Silvia avrà voglia di raccontare la sua storia e commentare le voci che a settembre l’hanno data per convertita e obbligata al matrimonio con rito islamico”

(Libero, prima pagina – 10 maggio)

 

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Anita Leonetti

Biografia

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